Image Alt

eFlor

Florario

di Elisa Campra

Le piante, nel mio lavoro, sono i mattoni, sono la sostanza ed il contenuto delle idee; sono la bellezza e la meraviglia; sono passione, fatica ed alle volte anche problema.
Inutile dire che senza di esse non esisterebbe nulla di ciò che faccio.
Il fascino che la natura esercita ed ha sempre esercitato su di me, non è certo qualcosa di speciale: da sempre la specie umana, oltre naturalmente alla relazione di opportunità che la lega alla presenza delle piante sulla terra, ha cercato qualcosa di superiore, divino e mitologico, in questi esseri.


Le piante ci sono antenate, sorelle e protettrici: hanno ispirato illuminazioni spirituali, cibi e farmaci nonché migliaia di leggende, proverbi, poesie, opere d’arte ed usanze in un mosaico curioso e variegato.
Il tentativo di questi brevi scritti è di affrontare un piccolo viaggio immersi in questo immaginario, partendo dalle piante che mi piacciono di più e che utilizzo spesso nei miei lavori.
Sarò felice se vorrete accompagnarmi.

Ps: il nostro Virgilio in questo viaggio sarà Alfredo Cattabiani, con il suo libro Florario che caldamente consiglio a tutti gli appassionati.

Anemone spp.

Iniziamo da un fiore che amo moltissimo, nella sua specie hupehensis, che proprio sul finire dell’estate e durante tutto l’autunno, ci regala le sue corolle delicate, con bottoni centrali evidenti, su steli in genere molto alti, utili per spiccare tra le graminacee nelle quali amo infilarli abbondantemente.
Si adatta bene alla mezzombra ed è, anche per questo, un valido e meraviglioso alleato nei bordi misti: piantato in abbondanza sarà facile innamoravi di lui e delle sue corolle bianco latte o rosa, più o meno tenue.

I miti intorno a questa piante sono moltissimi.

Uno dei più antichi, narra che Anemone fosse una ninfa alla corte di Chloris, la dea dei fiori. Un giorno Zefiro e Borea s’invaghirono di lei: Chlorea, indispettita, per punirla la trasformò nell’omonimo fiore la cui corolla è condannata a schiudersi precocemente subendo le violente carezze di Borea – ovvero la tramontana- e a ritrovarsi avvizzita e spoglia quando arriva Zefiro, tiepido venticello di primavera.

Un altro mito più famoso racconta della nascita di Adone a seguito di un rapporto incestuoso tra il re di Siria, Teia, e la figlia Mirra, con lo zampino di quella permalosa di Afrodite: quando Mirra venne trasformata in albero dagli dei, dopo aver giaciuto con il padre, la sua scorza diede alla luce un bambino bellissimo che fu chiamato Adone. Il poveretto si ritrovò conteso da Persefone ed Afrodite finché non fu ucciso da Ares che, trasformatosi in cinghiale, per gelosia lo trafisse. Dal sangue dell’amato, la disperata Afrodite fece nascere il delicato anemone, fiore dalla breve durata come la vita del ragazzo.

Gli Etruschi ne ricavarono una simbologia legata alla morte, tanto che era uso comune coltivarlo sulle tombe . Ad Atene, invece, in suo ricordo si celebravano le Adonie, festa della seduzione e degli amori senza frutto: in quel periodo, simile diciamo a d un carnevale, erano le donne ad invitare gli uomini.

Nel linguaggio dei fiori, infine, l’anemone simboleggia abbandono, fragilità e vedovanza, in sintonia con la sua vita effimera (almeno quella della specie botanica).

#lanaturanonsiferma #difendiamolabellezza
Segui Neò su facebook e instagram o pinterest

Segui eFLOR su facebook e instagram
#ilnostrogiardinoeilmondointero