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Florario

di Elisa Campra

La camelia (Camellia spp.)

Dico sempre che un giardino è interessante in ogni stagione ma con voi sarò sincera:  ci sono momenti in cui la meraviglia si mostra solo agli occhi più attenti; momenti in cui la sua bellezza è nascosta, ed occorre una passione viva ed un cuore attento per vedere la magia nelle forme nude, nella terra brulla, nei colori spenti e nelle foglie secche. Così, quando mi chiedono qualcosa che ‘ci sia’ anche in  inverno io non ho dubbi e propongo, sempre e invariabilmente con successo, la nobilissima ed aristocratica camelia. 

Di camelie ce ne sono diverse: io prediligo la sasanqua (Camellia sasanqua) dai grandi fiori in genere di un rosa carico o di un bianco arricchito da stami giallo oro che si susseguono sulla pianta, ininterrottamente, da novembre fino a gennaio, dove spiccano sulle grandi masse scure delle foglie piccole e cuoiose. È un grande cespuglio che ama le posizioni non troppo luminose ed un terriccio acido: ottima nei vasi, può diventare quasi  un piccolo albero in piena terra. Pianta antichissima ha tra i suoi parenti niente di meno che la pianta del the (Camellia sinensis) ed è giunta in Europa proprio a causa di questa sua parentela: gli inglesi, infatti, nelle prima metà del ‘900, la chiesero ai cinesi i quali, temendo una eventuale concorrenza nella produzione della bevanda, pensarono bene di inviare la specie ‘japonica’, che ha soltanto un valore ornamentale.

I Giapponesi la consideravano il simbolo della vita spezzata perché il fiore si stacca intero dallo stelo, una volta secco, invece che petalo per petalo, dando così l’idea di qualcosa che si spezzi piuttosto che di qualcosa che piano piano sfiorisca. Sia in Cina sia in Giappone, la camelia veniva riservata ai nobili: in Italia le prime vennero piantate nel parco della Villa Reale di Caserta, su richiesta della regina Maria Carolina D’Asburgo Lorena, e presto divenne un fiore molto diffuso nei giardini dell’aristocrazia e dell’alta borghesia europea. Gli italiani ne intuirono il risvolto economico ed in breve ne divennero i maggiori produttori mondiali.

Nel vocabolario dell’amore la camelia ha assunto una generica colorazione peccaminosa: a questa sfumatura ha di certo contribuito il personaggio di Marguerite Gautier, protagonista de ‘La signora delle Camelie, che ne indossava una bianca per venticinque giorni al mese e poi una rosso per i restanti cinque. 

Ogni varietà esprime un sentimento diverso: ad esempio, la sasanqua rosea promette ‘saprò tenerti, non mi sfuggirai’ mentre quella a fiore bianco evoca l’amore materno.  In ogni caso, tra messaggi subliminali e bellezza, vi consiglio caldamente di averne una.

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