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Florario

di Elisa Campra

Il bosso (Buxus sempervirens)

Non esiste giardino così detto all’italiana che non abbia chilometri di siepi fatte con il bosso: impossibile, quindi, che non l’abbiate mai visto o che non sappiate come sia fatto. È stato per tantissimo tempo l’arbusto per eccellenza: con le sue foglie verdissime e minute, sempreverdi, si è prestato per secoli a separare gli spazi e, grazie, alla sua eccezionale resistenza alla potatura, è diventato nel tempo il re dell’arte topiaria*.

Poi, cambiata la moda, quando si sono imposti i giardini all’inglese, più naturali e fintamente casuali, anche lui è passato di moda ed ha trovato diversi sostituti, anche più economici.

Oggi, infatti, è molto meno utilizzato di un tempo anche perché, da qualche anno, è vittima preferenziale di una farfallina infestante, la piralide, il cui bacherozzo si nutre golosamente e voracemente di foglie, germogli e rami fino a rendere le piante spoglie ed orribili.
Pur esistendo dei trattamenti che la combattono, si è nel tempo preferito scegliere altre specie che non fossero sensibili a questo flagello rendendo quindi il bosso un po’ meno utilizzato.

Resta comunque una pianta bellissima, elegante e davvero preziosa che io utilizzo quando posso (tenendo conto che alcune specie sono meno attaccate di altre).

Del bosso è anche molto noto il legno, durissimo e di un colore giallo intenso, molto prezioso perché la pianta ha una crescita lenta: in Grecia erano fatte di questo legno le tavolette da scrittura, ricoperte poi di uno strato di cera.

Anche le pissidi erano di legno di bosso: originariamente scatolette nelle quali si riponevano gioielli o altri preziosi, dal Medioevo in poi il nome designò il vaso sacro che contiene l’Eucarestia.

La durezza e indeformabilità lo hanno reso un legno a lungo impiegato per realizzare i pezzi degli scacchi mentre , evocando simboli di fermezza e perseveranza, viene utilizzato ancora oggi per confezionare i martelli delle logge massoniche.

La pianta era sacra ad Ade: curiosamente la divinità era protettrice delle piante sempreverdi, emblemi della vita che continua negli ‘inferni‘ dell’inverno e, più in generale, della perpetua rinascita della natura.

Un tempo era anche molto apprezzato per le sue proprietà medicinali: forse vi può interessare sapere che la frizione con bosso era considerato un metodo efficace contro la calvizie mentre, grazie ad un alcaloide chiamato bossina poteva essere somministrato come e antipiretico al posto del chinino.

* L’arte topiaria o ars topiaria in latino, consiste nel potare alberi e arbusti al fine di dare loro una forma geometrica, diversa da quella naturalmente assunta dalla pianta, per scopi ornamentali. Si formano così siepi geometriche oppure, partendo da esemplari singoli o piccoli gruppi, soggetti con varie forme, astratte oppure di animali, oggetti, persone.

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